
“L’unica regola che abbiamo è la compassione. Non abbiamo altre regole. I musulmani si proibiscono di bere alcool, eppure la notte guidano le loro automobili da sbronzi e si schiantano contro i lampioni della luce. A che serve dunque la loro regola?”














Con tutte queste sensazioni nel cuore, mentre cerco di superare il dualismo storico di essere e avere, di spiritualità e mondanità, percorro il perimetro esterno del monastero. Mi accompagnano decine di fedeli. È un lungo percorso. D’altronde Labrang vanta la fila di ruote della preghiera più lunga del mondo.




Un bellissimo spaccato di mondo raccontato con empatia e immortalato con occhi vigili e attenti. Grazie per la condivisione.🌹
È un altro mondo a cui non siamo abituati però è vivibile la nostra società invece sta perdendo conoscenza..
La gentilezza scaturisce dell’animo e……è più….CONVENIENTE da tanti punti di vista, religioso, medico , utilitaristico etc.😊😎😎
Che nostalgia! Ho trovato questo post per caso.
Sono stato a Labrang nel 1995, prima della “colonizzazione” cinese, quando ancora c’erano solo tibetani. Non era ancora diventato una meta turistica, un paradiso.
Poi ho fatto l’errore di tornarci anni dopo e ho trovato un posto rivoltato come un calzino, aveva perso tutta la magia. peccato.
Comunque complimenti per le belle foto!
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8 Comments
Bellissime foto. Posto stupendo 🙂
Bellissimo racconto. Sono tornata da poco dal Tibet. Il tuo modo di raccontare davvero mi ha incantato. Grazie